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L’EREDITÀ’ RIVOLUZIONARIA DI ENZO MARI

Classe 1932, nato a Novara, formatosi all’Accademia di Brera, studia in modo appassionato arte, letteratura e psicologia della percezione visuale. Terminati gli studi, trova la sua devozione in quello che allora era un settore innovativo, ovvero il design industriale. Sin da subito, pur facendo parte di questa nuova avventura, che in Italia trova un bacino particolarmente eclettico e ispirato, si pone come contro-rivoluzionario. Da qui in poi la sua figura verrà per sempre associata a etichette quali rivoluzionario, politico, impegnato, sociale. Tutto vero, Enzo Mari ha speso la sua vita e la sua carriera a insegnarci come piantare un chiodo, come costruirci un arredo robusto e duraturo, come sopravvivere alle mode, come comprendere il design. Il design per Mari è scelta, anche politica, lui stesso dice “tutto quello che si fa è politica, la differenza sta nell’esserne coscienti oppure no”.

La sua preoccupazione e la sua opposizione non l’hanno certo frenato a produrre, ha collaborato negli anni con Zanotta, Driade, Alessi, Olivetti e tante altre case produttrici italiane di rilevante importanza; ha quindi saputo ritagliarsi il suo spazio di rivoluzionario del design senza disturbare l’attività altrui, silenzioso e pensieroso, come deve essere d’altronde “la coscienza del design”, come spesso è stato definito.

Un dubbio rimane: Enzo Mari è stato un designer o un artista? Questa è la domanda che ci poniamo di fronte ai mausolei dei grandi maestri, sempre in dubbio tra una possibilità e l’altra. Abbiamo ritrovato a questo proposito un’intervista, pubblicata su Domus n. 791 del 1997, dove Enzo Mari stesso risponde: “Qualcuno ha detto che sono la coscienza del design, ma io sono un artista e lavoro come un artista. Proprio per questo, perchè so che cosa è l’arte, non sopporto gli oggetti sculture perchè sono soltanto il frutto delle arti applicate…L’artista è colui che dà forma a un valore collettivo, in cui tutti si riconoscono…”

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