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DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI VINTAGE

vintagevìntiǧ› s. ingl. [dal fr. ant. vendenge «vendemmia», che a sua volta è dal lat. vindemia] (pl. vintagesvìntiǧi∫›), usato in ital. al masch. – 1. Denominazione generica di vini d’annata di pregio. 2. estens. Con sign. elogiativo, il termine è talora riferito, per estens., anche a prodotti diversi dal vino, per es. a un tabacco da pipa, a una serie di automobili, ecc. In partic., nel linguaggio della moda, con riferimento a capi di vestiario, bigiotteria, oggetti di arredamento d’epoca o di gusto sorpassato e démodé, che evocano periodi remoti o testimoniano lo stile di un certo periodo o di uno stilista, e la tendenza stessa a fare uso di abiti, gioielli, oggetti di gusto sorpassato

Questa la definizione da manuale; definizione comunque nebulosa e dai confini confusi. 

Perchè quando parliamo di vintage innanzitutto parliamo di una passione, di una collezione, di una ricerca. Passione per il passato, che poi non è nemmeno troppo passato, infatti ne abbiamo una vivida memoria, alimentata da ricordi in cui noi stessi eravamo vintage (ogni riferimento a pantaloni a zampa di elefante si consideri del tutto casuale!).

Si tratta di una collezione, ordinata secondo criteri severissimi oppure spontanea e guidata dal gusto del momento. E infine si tratta di una ricerca, finalizzata a trovare in modo distratto un grande tesoro, che i più sottovalutano ma che a noi ricorda uno specifico fotogramma della nostra vita o ancora, che a noi riporta un gusto mai assaporato, e che nonostante questo, ci affascina tremendamente. 

Questo il fuoco sacro che ci anima, che ci convince a scommettere su alcuni oggetti e non su altri, questa la curiosità con cui ci avviciniamo alla polvere e alla patina del tempo, queste le ragioni, a tratti naif e a tratti pazze, che ci fanno dire “lo voglio!”.

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